LA SCUOLA DI ATENE

LA SCUOLA DI ATENE

sabato 1 marzo 2008


IN RICORDO DI FRANCO CUOMO, SOCIO CORRISPONDENTE E VALOROSO COLLABORATORE DELL'ARS

ARS
Associazione ricerche storiche - Trieste
Giovedì 23 febbraio 2006 alle ore 17,45
Nella sala del Circolo Gymnasium.

PRESENTAZIONE DEL VOLUME
di Franco Cuomo

I Dieci.
Chi erano i dieci scienziati italiani che firmarono il
"Manifesto della Razza "


I dieci sono gli scienziati italiani che hanno firmata il Manifesto della razza che è stato il preambolo delle leggi razziali fasciste del 1938, con le quali è iniziata la discriminazione degli ebrei in Italia che si concluderà tragicamente con una vera e propria caccia agli ebrei e alla loro deportazione nei campi di sterminio nazisti.
Dieci nomi che oggi non significano niente per nessuno e sarebbero quindi destinati ad essere dimenticati, ma che proprio per questo debbono essere oggi riportati alla memoria, per evitare l'oblio su alcuni dei più tragici fatti del ventennio fascista. Sono i nomi di medici, biologi, naturalisti, uomini di scienza, docenti universitari che hanno elaborato la sintesi dottrinaria del razzismo fascista. Sia che l'abbiano fatto d'intesa con il regime o accettato e trascritto per propria convenienza, hanno con ciò legittimato e favorito con argomenti p scudo scientifici la discriminazione, le persecuzioni e le vessazioni di ogni genere di 43.000 cittadini italiani, in quanto ebrei. Hanno con il loro gesto legittimato e favorito la successiva caccia spietata e deportazione in Germania di ottomila ebrei italiani. Duemila, sfuggiti alla cattura, hanno contribuito con la loro partecipazione alla Resistenza all'abbattimento della dittatura che aveva decretato la loro morte e quella dei loro familiari in omaggio ad un aberrante pregiudizio. Il loro contributo di sangue è testimoniato da cinque medaglie d'oro alla memoria, un centinaio di caduti fra cui il più giovane partigiano d'Italia, Franco Cesana, e lo scrittore Leone Ginzburg..
Come ricorda Cuomo nel suo libro, che è frutto di una appassionata ricerca, non c'è stato qualcuno in Italia che si sia dedicato alla identificazione e alla cattura di coloro che hanno causato tanto dolore, tante sofferenze e la morte di quanti non rientrassero nei canoni dei loro deliranti codici selettivi. Tanto che a differenza di quanto successo negli altri paesi d'Europa, i dieci non hanno dovuto nascondersi, emigrare in Sudamerica, far perdere le loro tracce, ma hanno potuto mantenere tranquillamente la loro identità, i loro privilegi e proseguire le loro carriere universitarie.
Chi erano i dieci: Lino Businco, medico patologo, Lidio Cipriani, antropologo, Arturo Dosaggio, neuropsichiatria, Leone Franzi, pediatra, Guido Landra, antropologo, Nicola Pende, patologo, Marcello Ricci, zoologo, Franco Savorgnan, Demografo, Sabato Visco, fisiologo e biologo e Edoardo Zavattari, zoologo. Ad essi si sono uniti altri 330 intellettuali, filosofi, scienziati, personalità del mondo culturale, religioso, politico desiderosi di sottoscrivere il documento con il quale si intendeva valorizzare "l'antica purezza di sangue della nazione italiana".
Non si può quindi che condividere la conclusione di Cuomo.Se infinita è la pietà per le vittime innocenti del massacro, insensato e folle, altrettanto deve essere il disprezzo per coloro che ne furono gli ispiratori. Impuniti e anzi ricompensati neppure si sono mai pentiti, ritirati nell'ombra. Anzi certuni hanno continuato con arroganza a gestire i propri interessi accademici e non, perseverando con alterigia a impartire lezioni, a spacciarsi come uomini di scienza. Purtroppo altri non solo hanno incoraggiato questa ostentazione, ma hanno contribuito a tramandarne la memoria nella nomenclatura stradale, nella denominazione di scuole anche pubbliche, nel patrocinio di premi. ecc.
Immediato sarebbe il desiderio di cancellare questi nomi per sempre dalla memoria collettiva, ma poi si capisce che sarebbe sbagliato. Devono restare nella memoria di tutti nel ricordo del male che il loro nome evoca. Nessuno li dimentichi, come scrive Cuomo, nessuno dimentichi che dormivano tranquilli nei loro letti quando i treni partivano di notte per Auschìwtz con il loro carico di uomini, donne, bambini, indicati come impuri di sangue e di pensiero, perciò da eliminare. Venivano portati alla morte non per una fatale perversità della storia, ma per effetto dell'odio predicato da costoro.
Volevano dimostrare che esistono esseri inferiori. E ci riuscirono in prima persona: perché lo furono loro.

L.M.